Alcune volte i bambini, anche senza che glielo chieda, mi raccontano cosa vorrebbero fare da grandi.
Quest’anno, in prima, un bambino mi ha detto con convinzione: «Io voglio diventare uno YouTuber. Così faccio i video e divento il più ricco del mondo».
Non ha fatto in tempo a finire la frase che tutta la classe è esplosa: «Anch’io!», «Anch’io voglio essere ricco!».
Mi è tornato in mente leggendo La mucca più ricca del mondo di Barroux, pubblicato da Officina Babùk.
Un maiale vede una mucca sdraiata sotto un melo carico di frutti e inizia a immaginare tutto ciò che potrebbe fare: vendere le mele, preparare confetture, torte, succo… guadagnare sempre di più, investire, diventare la mucca più ricca del mondo.
La mucca, però, non lo interrompe mai. Si limita a una sola domanda: «E poi?»
Ed è proprio quel continuo “E poi?” a rendere il racconto così riuscito. Ogni risposta apre una possibilità nuova, in un climax che cresce pagina dopo pagina e che i bambini seguono con un’attenzione sempre maggiore.
Di Barroux amo da sempre la capacità di essere immediatamente riconoscibile. Il segno a china, gli acquerelli morbidi, quei colori fluorescenti che arrivano all’improvviso e illuminano la pagina: il suo stile ha una voce tutta sua.
E poi arriva il finale.
Un finale ironico, delicato, che non chiude il significato ma lo spalanca. Non ci dice quale sia la vera ricchezza. Non fa prediche. Non offre una morale già confezionata. Lascia semplicemente il lettore – bambino o adulto – con una domanda che continua a lavorare anche dopo aver chiuso il libro.
Una nota la merita anche questa edizione di Officina Babùk. Come tutti i libri della casa editrice, è realizzata in una modalità comunicativa inclusiva e accessibile, con testo ad alta leggibilità in simboli WLS secondo i principi della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA). La versione italiana, curata da Enza Crivelli e Sante Bandirali, permette anche ai bambini stranieri, a chi incontra difficoltà nella lettura o a chi ancora non legge in autonomia di condividere la stessa esperienza narrativa dei loro compagni.
Perché la letteratura, quando è davvero di qualità, dovrebbe poter essere un diritto di tutti.
Un albo che fa sorridere, diverte e, quasi senza accorgersene, ci invita a domandarci che cosa significhi davvero essere ricchi.









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