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Beatrix. Sorella grande

Beatrix. Sorella grande: prima di Peter Coniglio.

Quanto più profondamente riusciamo a comprendere un’opera d’arte quando conosciamo la vita di chi l’ha creata? Conoscere la biografia di un pittore può aiutarci a cogliere qualcosa di nuovo nei suoi dipinti, a riconoscere dettagli e significati che prima ci erano sfuggiti. E se fosse così anche per gli albi illustrati? Questa riflessione è nata in agosto, quando ho preso in mano Beatrix. Sorella grande, scritto e illustrato da Cinzia Ghigliano e pubblicato da Orecchio Acerbo. Un albo biografico, una scelta editoriale che trovo particolarmente felice e coraggiosa, perché offre ai piccoli lettori l’occasione di incontrare non soltanto un’opera, ma anche la persona che l’ha resa possibile. In questo caso, una delle autrici più conosciute e amate della letteratura per l’infanzia: Beatrix Potter, la creatrice di Peter Coniglio.

La prima cosa che mi ha conquistata è stata la scelta di affidare questa storia alla mano di Cinzia Ghigliano. Le sue illustrazioni, con i colori esplosivi e una natura rigogliosa, quasi traboccante di vita, sembrano volerci restituire quella meraviglia che la piccola Beatrix doveva aver provato durante le estati trascorse con la famiglia in Scozia. Sono paesaggi bucolici, attraversati da una vegetazione esuberante e abitati da piccole creature che sembrano chiedere continuamente di essere osservate. Ghigliano non cerca di imitare le celebri illustrazioni di Potter, con la loro delicatezza e precisione naturalistica, ma sceglie una strada personale, dando forma a un mondo vivace, luminoso, quasi fantastico. Una scelta che mi sembra particolarmente riuscita, perché attraverso le immagini riesce a raccontare qualcosa che va oltre la semplice ricostruzione biografica: lo sguardo di una bambina capace di riconoscere nello spettacolo della natura un universo inesauribile di possibilità.

L’infanzia di Beatrix Potter, nonostante le condizioni economiche privilegiate della famiglia, fu piuttosto solitaria. Educata in casa, lontana dalla quotidianità dei suoi coetanei, trovò nella natura e negli animali un luogo di scoperta e immaginazione. Osservava con attenzione le piccole creature che incontrava, le studiava e le disegnava, mostrando fin da bambina quella curiosità scientifica che avrebbe caratterizzato anche la sua vita adulta. Ma Ghigliano sceglie di soffermarsi su un avvenimento particolare: la nascita del fratellino Bertram, il 14 marzo 1872, quando Beatrix aveva soltanto cinque anni. La bambina che aveva imparato a osservare il mondo quasi in solitudine ora ha qualcuno con cui condividere le proprie scoperte. Qualcuno a cui mostrare gli animali, raccontare le meraviglie incontrate, trasmettere quella passione che fino ad allora aveva coltivato soprattutto per sé. È proprio questo passaggio ad avermi colpita maggiormente: ciò che prima apparteneva al suo mondo personale diventa qualcosa da offrire a un altro. La relazione con il fratello, così come viene raccontata nell’albo, non è soltanto un episodio affettuoso della sua infanzia, ma apre una prospettiva interessante su quella che sarebbe diventata la sua opera.

Conoscere la vita di Beatrix Potter, infatti, mi ha fatto riguardare con occhi diversi i suoi libri. Le sue storie nascono da una conoscenza profondissima del mondo naturale, frutto di un’osservazione attenta e di un autentico interesse scientifico. Gli animali che le abitano indossano abiti, parlano e assumono comportamenti umani, eppure conservano qualcosa di straordinariamente vero della loro natura. Nei suoi acquerelli riconosciamo una precisione che non è semplice decorazione, ma parte integrante della costruzione narrativa. E anche le storie sono molto più complesse di quanto la loro apparente grazia possa lasciar immaginare. Peter Coniglio disobbedisce alla madre, entra nell’orto del signor McGregor, si mette nei guai e rischia seriamente di non tornare a casa. I personaggi di Potter sono curiosi, ostinati, ingenui, qualche volta sconsiderati. Le loro avventure sono attraversate da un umorismo sottile, dall’imprevisto e da un pericolo che non viene necessariamente addolcito per tranquillizzare il lettore. La natura è meravigliosa, ma non è mai soltanto graziosa. È un mondo vivo, che segue regole proprie, e proprio per questo diventa uno scenario letterario così affascinante. Per chi desidera incontrare queste storie nella loro forma originale, segnalo anche la recente pubblicazione di Quattro stagioni di Pulce Edizioni, una raccolta che accompagna i lettori attraverso l’anno insieme ad alcuni dei personaggi più celebri dell’autrice, dallo scoiattolo Nutkin all’oca Jemima, dal piccolo sarto di Gloucester fino a Peter Coniglio. Un’occasione per apprezzare la scrittura di Potter e le sue illustrazioni, nelle quali osservazione scientifica e invenzione narrativa convivono in un equilibrio davvero singolare.

C’è poi un particolare della biografia di Beatrix Potter che rende ancora più interessante la lettura dell’albo di Ghigliano. Nel settembre del 1893, ormai adulta, Beatrix scrisse una lettera illustrata a Noel Moore, il figlio di cinque anni della sua ex governante, che si trovava a letto ammalato. Per intrattenerlo inventò la storia di quattro coniglietti, uno dei quali si chiamava Peter. Quella lettera, scritta per un bambino preciso, sarebbe diventata The Tale of Peter Rabbit, pubblicato in volume nel 1902 e destinato a trasformarsi in uno dei grandi classici della letteratura per l’infanzia. Non possiamo certo sostenere che la vocazione letteraria di Potter sia nata dalla relazione con il fratellino, ma trovo affascinante riconoscere come, nella sua storia, l’osservazione e l’immaginazione abbiano incontrato più volte il desiderio di rivolgersi a qualcun altro. Prima di essere un libro letto da milioni di bambini, Peter Coniglio è stato una storia raccontata a Noel.

Ed è forse proprio questo a rendere così commovente il finale dell’albo di Cinzia Ghigliano. Beatrix è stata la sorella grande di Bertram, ma attraverso le sue storie è diventata, in qualche modo, una sorella grande per generazioni di bambini. Quella natura che aveva imparato a conoscere e amare è diventata un mondo nel quale anche altri hanno potuto entrare, riconoscersi, divertirsi, provare paura e meraviglia. È un finale che mi sembra custodire una verità profondamente umana: anche ciò che nasce da un’esperienza personalissima può trovare il proprio compimento nell’incontro con un altro. Naturalmente conoscere la vita di un’autrice non significa pretendere di spiegare interamente la sua opera attraverso la biografia. La grande letteratura conserva sempre qualcosa che supera le intenzioni e l’esperienza di chi l’ha creata. Ma qualche volta conoscere quella vita ci permette di tornare ai libri con uno sguardo più ricco. È quello che mi è successo leggendo Beatrix. Sorella grande. Dietro quei piccoli animali, quelle storie sorprendenti e quegli acquerelli così accurati, oggi riconosco non soltanto il talento straordinario di una scrittrice e illustratrice, ma anche il desiderio profondamente umano di condividere con qualcuno ciò che ci meraviglia.

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