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Avventura Emozioni Famiglia Imparare Io e te

Il sacco

Ci sono case che profumano di ordine.
E poi ci sono case che profumano di vita.
Il libro si apre con un io narrante. Una bambina (la protagonista) e la sua sorellina, dopo alcuni giorni dal nonno, tornano a casa e scoprono che a casa é successo qualcosa.
Casa molto ordinata e un grande sacco nero.
Cosa conterrà?
I genitori sono vaghi e così le bambine ci mettono il naso dentro. E scoprono un mondo, che pensavano perso, eppure fondamentale.

“Il sacco” mette in scena una scena quotidianissima – fare ordine – e la trasforma in un piccolo terremoto emotivo. Perché dentro quel sacco non ci sono oggetti rotti: ci sono storie. Ricordi. Pezzi di identità.

Una mini-penna che non scrive più.
Carte di caramelle.
Un pezzo di legno che è molto più di un pezzo di legno, ma un membro della famiglia.

E qui l’autrice AdBåge fa una cosa meravigliosa: non spiega, non moralizza, non prende le parti “contro” gli adulti. Ci fa vedere. E nel “farci vedere” lascia emergere l’assurdità di uno sguardo adulto che misura il valore in termini di funzionalità, spazio, ordine.

Per i bambini, invece, le cose non servono: significano.

Forse avete già conosciuto “La buca” il capolavoro delle a svedese che mette al centro il diritto dei bambini al gioco libero – anche quello rischioso, anche quello incomprensibile agli adulti – Il sacco lavora su un territorio diverso ma profondamente collegato: il diritto dei bambini a definire ciò che conta.

Nella “La Buca” gli adulti intervengono per controllare, regolamentare, rendere sicuro.
Nel “Il Sacco” intervengono per semplificare, alleggerire, fare spazio.

In entrambi i casi, però, c’è lo stesso nodo: lo sguardo adulto che sovrascrive quello infantile.

La forza di AdBåge sta nel non trasformare questo conflitto in uno scontro generazionale stereotipato. Gli adulti non sono mostri: sono semplicemente adulti. Stanchi, pratici, razionali. I bambini non sono idealizzati: sono determinati, furiosi, assoluti.

Ma in entrambe le storie il punto di vista è chiaro: il mondo visto da sotto è più grande.

Se “La Buca” era un inno al gioco come spazio politico dell’infanzia, “Il sacco” è un inno alla memoria come territorio di resistenza. Qui il conflitto non è su “cosa si può fare”, ma su “cosa vale”.

Questo perciò, da maestra e da mamma vi sfido: leggetelo scoprirete quanto sia scritto anche per noi adulti.
Come sempre, le illustrazioni di AdBåge fanno metà del lavoro narrativo. I volti, gli sguardi esasperati dei genitori, l’indignazione silenziosa delle bambine, la casa piena di dettagli: tutto racconta senza bisogno di didascalie.
Un piccolo capolavoro. Per tutti!

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