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Non la solita zuppa

Domenica sera, Giorgio non aveva alcuna intenzione di unirsi a noi per la storia della buonanotte.
Così ho deciso di lasciarlo libero nella sua sana confusione da bimbo di 18 mesi e di concedermi un momento solo con Cami.

Sul tavolino, un albo appena arrivato da Carthusia Edizioni: “Non la solita zuppa” di Sabrina Colloredo e Iris Stetco.
Un albo che, già al primo sguardo, promette qualcosa di diverso.

Le illustrazioni di Iris Stetco colpiscono per originalità: geometriche, essenziali, eppure calde.
L’artista si ispira alle strutture grafiche dei manifesti futuristi degli anni ’50, dove il bianco si mescola con due soli colori — rosso e blu — che si incontrano, si intrecciano, si scontrano.
Un linguaggio visivo dinamico e accogliente, che accompagna con ritmo la narrazione.

La storia scritta da Sabrina Colloredo è una piccola fiaba contemporanea. Due ragazzi arrivano in un paese sconosciuto, sperando di trovare accoglienza per la propria musica e per sé stessi. Ma davanti a loro trovano solo porte chiuse, freddezza, diffidenza.

Eppure non si arrendono. Decidono di preparare una zuppa. Una zuppa speciale, fatta non di verdure ma di parole. Parole che nutrono, uniscono, accendono la curiosità e il desiderio di partecipare.

Piano piano, gli abitanti del paese si avvicinano, attratti dal profumo e dal calore che emana quella zuppa “non solita”.
E, forse senza accorgersene, riscoprono il piacere di stare insieme, di parlare, di condividere gesti e pensieri.

“Non la solita zuppa” è un albo sull’accoglienza, ma anche sull’importanza di ricominciare a parlarsi, di far entrare l’altro nel proprio spazio con gentilezza e curiosità.

È una storia che invita piccoli e grandi a riflettere su quanto sia facile chiudersi e quanto, invece, basti poco per riaprirsi: una parola, un sorriso, un invito.

Un albo che ricorda, nella sua essenza, il messaggio di Zuppa Sasso, ma che riesce a parlarci con una voce nuova, contemporanea e luminosa.

Perfetto da leggere a scuola o in famiglia, “Non la solita zuppa” ci ricorda che il vero nutrimento, a volte, nasce proprio dalle parole che sappiamo condividere.

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