Una sera, io e mia figlia di cinque anni. Un momento tutto nostro e un libro che aspettavo di leggere con lei, con quella buona impazienza di quando pensi: «Questo ci piacerà proprio».
Amelia Bedelia, di Peggy Parish, è arrivata per la prima volta nelle mani dei bambini nel 1963. E io sto riscoprendo quanto alcune storie del passato abbiano una genuinità e una stima nei confronti dei piccoli lettori che mi fanno venir voglia di cercarne ancora. Non perché una volta fosse tutto migliore, ma perché qui si sente una fiducia precisa: i bambini sanno stare al gioco. Non occorre spiegare loro tutto.
In mezzo a tanti libri che si propongono di parlare di emozioni, che piacere incontrarne uno che si diverte con l’ironia, gli equivoci e le parole prese alla lettera!
Amelia è una governante appena assunta dai signori Rogers. Ha una lista di faccende da sbrigare e tutta la buona volontà del mondo. Il problema è che esegue le indicazioni proprio alla lettera. Così, rendere più elegante il contorno di un pollo o spolverare i mobili con un po’ di borotalco diventano occupazioni perfettamente ragionevoli. Almeno per lei.
A guardarla lavorare, verrebbe da chiedersi se abbia mai fatto le pulizie. Eppure Amelia non è distratta, non vuole fare dispetti: è seria, scrupolosa, soddisfatta del proprio lavoro. È questo contrasto a renderla irresistibile. E intanto chi legge può accorgersi dell’equivoco prima di lei, intuire il disastro e aspettare di vedere fin dove arriverà. Senza nessuno che intervenga a spiegare la battuta.
Una cosa, però, Amelia la sa fare benissimo: una deliziosa torta. Non era nella lista. Nessuno gliel’aveva chiesta. È una sua iniziativa, ed è proprio quella a farle perdonare tutti i pasticci.
I signori Rogers, inizialmente furiosi, si lasciano addolcire. Letteralmente, questa volta! E ditemi se qui non si nasconde il punto di vista dei bambini: tutte quelle faccende, tutte quelle richieste degli adulti… e poi arriva una torta così buona che diventa la cosa più importante. Come si fa a rinunciarci? Mi piace moltissimo che a risolvere tutto sia proprio ciò che Amelia ha scelto di fare, fuori dalla lista delle aspettative altrui.
L’edizione italiana è di Il Barbagianni, con le illustrazioni di Fritz Siebel e la traduzione egregia di Laura Bernaschi: un lavoro tutt’altro che scontato, perché questi giochi di parole, nati in inglese, devono tornare a far ridere in italiano, facendo i conti anche con ciò che le immagini mostrano.
Una bella proposta per le prime letture autonome, certo. Ma per me anche, e pienamente, una lettura da condividere ad alta voce la sera. Perché sul comodino non devono esserci soltanto storie che accompagnano dolcemente al sonno: c’è posto anche per una governante assurda, una torta provvidenziale e un po’ di sana baldanza.








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