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Il viaggio pericoloso

Una sera d’estate una bambina si annoia.
Una delle situazioni più comuni del mondo e, se ci pensate, anche l’incipit di tanti albi famosi, come per esempio Un grande giorno di niente di Beatrice Alemagna, edito da Topipittori.

La noia aveva spinto il bambino di Alemagna a uscire di casa in cerca di avventura.
Susanna invece muove più una richiesta al cielo, al fato, al destino.

E viene ascoltata.

Gli occhiali con cui guardava il gatto e quella realtà noiosa, che le suscitava quasi rabbia, vengono deposti sul prato e vanno persi.
Al loro posto ce n’è un altro paio, ma diverso:
«Com’è come non è, di colpo i nuovi occhiali mostrano una vista che non aveva uguali».

Così, Susanna attraversa anche un’altra consapevolezza: si domanda se quell’avventura — e quindi anche quella paura — non fosse in qualche modo predestinata.

Quando incontra quattro personaggi bizzarri e, ai suoi occhi, incomprensibili, capisce che qualcosa non va: anche per loro il mondo sembra capovolto.

E allora emerge un pensiero potente:
e se tutto questo fosse nato proprio da lei? Dal suo desiderio?

La storia prosegue tra avventure — o meglio, disavventure — continue: vulcani, tempeste di neve, zuppe con cipolle poco cotte, cascate… fino a quando qualcuno si fa carico di loro e li conduce in salvo.

Ma tutte le storie, prima o poi, finiscono.
E anche Susanna deve rincasare.

Seguita dal suo gatto, si domanderà:
«Se era tutto vero… ma forse non importa».

Come ogni fantastica avventura.

Questo non è semplicemente un libro che parla di noia.
È un libro che, con illustrazioni vicine al tempo di Tove Jansson — agli anni ’70 — attraversa i mondi sconfinati in cui la fantasia di un bambino può vagare.

Perdersi nella fantasia è sicuramente un allenamento, ma è anche qualcosa che, da pedagogista, ritengo sia nel DNA dei bambini.

Bambini e bambine che oggi non sono sempre abituati a narrazioni così profonde, in cui la mente attraversa davvero paesaggi sterminati, creature buffe e inimmaginabili.

Un libro che va un po’ fuori da quello che oggi viene prodotto…
ma che io non priverei ai bambini.

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