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Emozioni Imparare Io e te

La maestra è in ritardo!

La maestra è in ritardo!: quando basta una copertina per far partire una storia.

La maestra è in ritardo! parte da una situazione semplicissima e molto vicina alla vita scolastica: quel giorno è il preside ad accompagnare i bambini in classe, perché la maestra Parlantina non è ancora arrivata.

Ma prima di continuare a raccontarvi la trama devo fare un salto nella mia classe.

È bastato mostrare la copertina e aspettare qualche secondo.

Senza fare domande precise, senza chiedere di inventare nulla, i bambini hanno iniziato spontaneamente a fare le ipotesi più assurde.

C’è chi ha immaginato che la sveglia si fosse rotta perché il marito l’aveva ingoiata, chi che un topo fosse uscito dalla tubatura del bagno mentre la maestra faceva la doccia e lei fosse svenuta dallo spavento. Matilde ha pensato che si fosse rotta la macchina e che fosse rimasta bloccata nel box di casa. Qualcun altro ha ipotizzato una caduta, un braccio rotto, perfino un incidente. Yessa, invece, è rimasta sul possibile: la sera prima aveva fatto molto tardi e non aveva sentito la sveglia.

Ecco, il libro non era ancora iniziato davvero e aveva già fatto qualcosa.

Aveva messo in moto il pensiero.

Nella storia succede esattamente questo: Karim alza la mano e dice di sapere perché la maestra è in ritardo. Da quel momento ogni bambino aggiunge un nuovo imprevisto. Un cane che ingoia la sveglia, un serpente nella vasca da bagno, un mostro che blocca la porta di casa… e così, intervento dopo intervento, una semplice attesa diventa una storia collettiva sempre più improbabile.

Quando finalmente la maestra entra in classe, trafelata e pronta a raccontare ciò che le è successo, i bambini sono convinti di sapere già tutto.

La cosa che mi è piaciuta di più è proprio questa: La maestra è in ritardo! non costruisce artificialmente un esercizio sulla creatività. La stimola in maniera naturale.

Basta la situazione iniziale. Basta una domanda implicita. Basta lasciare qualche secondo di spazio.

Ed è interessante soprattutto in quei momenti in cui ci accorgiamo che il pensiero spontaneo e fantastico dei bambini tende a bloccarsi, perché cercano subito la risposta corretta o aspettano la consegna dell’adulto. Qui, invece, il libro autorizza fin dall’inizio il possibile, l’assurdo, il divergente.

Anche la scrittura aiuta molto: è fresca, scanzonata, ritmata e si presta bene alla lettura ad alta voce. Può essere seguita dai bambini di prima primaria e continua a funzionare bene anche in terza o quarta; con i più piccoli alcuni passaggi tra un’ipotesi e l’altra possono richiedere un po’ più di attenzione.

E poi ci sono le illustrazioni, che partecipano pienamente al gioco.

Sono dinamiche, buffe, piene di movimento, con corpi ed espressioni che sembrano quasi correre sulla pagina. Il tratto, libero e vivace, può ricordare per energia quello celeberrimo di Quentin Blake: non illustra semplicemente ciò che il testo racconta, ma amplifica il tono surreale e rende ogni nuova ipotesi ancora più esagerata e divertente.

È proprio l’unione tra testo e immagini a dare al libro quel ritmo leggero che invita i bambini a entrare subito nella storia.

Per questo lo trovo particolarmente adatto all’inizio dell’anno scolastico.

Non solo perché parla di una maestra e di una classe, ma perché crea uno spazio in cui i bambini possono ridere, ascoltarsi, rilanciarsi idee e sentirsi liberi di immaginare.

E a volte, per riattivare il pensiero creativo, non serve molto di più.

Una copertina.
Qualche secondo di attesa.
E una domanda che nessuno ha ancora fatto.

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