I libri cosiddetti “a catalogo” sono tra i preferiti dalle maestre. Sapete di cosa sto parlando? Di quei libri che prendono una determinata categoria e iniziano a esplorarla attraverso esempi, variazioni, elenchi più o meno lunghi. Cataloghi di paure, di famiglie, di animali, di emozioni… e, in questo caso, di case.
In Catalogo bambino delle case, pubblicato da Caissa Italia, l’autrice e illustratrice Daniela Greco prova a raccontarci le case assumendo un punto di vista ben preciso: quello di un bambino che si guarda intorno e si accorge che, in fondo, non esiste una casa uguale all’altra.
Il libro parte subito da un dubbio interessante: non si sa bene se siano le persone ad adattarsi alle case oppure se, al contrario, siano le case a diventare un po’ come i loro abitanti. Forse, suggerisce il libro, semplicemente si riconoscono a vicenda fin da subito.
E allora, come sono tutte queste case?
Non si distinguono soltanto per le loro caratteristiche fisiche, magari simili a quelle di chi le abita, ma anche per il modo e soprattutto per il tempo in cui le viviamo. Ce ne sono alcune in cui possiamo restare soltanto pochi minuti, perché poi «diamo disturbo, come dice la mamma». Ci sono le nostre case e quelle degli amici, che naturalmente hanno il grande pregio di contenere giochi interessantissimi. Ci sono le case delle vacanze e quelle dei nonni, le case piccole, perfette per giocare a nascondino, e quelle enormi…
E poi, finalmente, arrivano loro: le “case bambine”.
Come riconoscerle? Facilissimo: sono cantieri aperti, luoghi in perenne costruzione, accompagnati da una gran confusione di sottofondo. Quindi è inutile che continuiate a dirci di fare più piano!
Daniela Greco costruisce così un catalogo che, pagina dopo pagina, smette di essere soltanto un elenco di abitazioni e diventa un piccolo esercizio di osservazione: che cosa rende davvero una casa la nostra casa? Le dimensioni? Le persone che ci abitano? I rumori che facciamo? I giochi sparsi? I ricordi che accumuliamo?
E il libro, in maniera piuttosto insolita, sembra non voler finire nemmeno quando è finito: supera i risguardi e arriva fino alla quarta di copertina, dove lascia al lettore una domanda aperta su quale casa sia lui.
Una conclusione forse un po’ prevedibile, ma anche quasi inevitabile: perché sfido qualunque bambino, dopo aver sfogliato questo catalogo, a non avere voglia di aggiungere una nuova voce all’elenco e raccontare proprio la sua casa.








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