“Noi siamo cinque.
E questa è la storia di come non potrò mangiare tutta la torta da sola.”
Il problema della condivisione, nei bambini, è una questione molto seria.
Nasce presto — attorno ai 18 mesi, a volte anche prima — e forse si risolve solo quando raggiungiamo quella maturità che l’autrice ci restituisce con parole bellissime:
“Prima di iniziare a mangiare, divido il cibo nella mia testa in base al numero di persone con cui sono in quel momento. È una vecchia abitudine che mi porto dietro dall’infanzia, quando tutto doveva essere diviso.
Adesso, anche se posso mangiare quanto voglio, spesso il cibo avanza.”
Nel lungo albo di 72 pagine, seguiamo cinque fratellini alle prese con il gesto, antico e quotidiano, di dividere il cibo.
Ci sono alimenti che si prestano facilmente a una divisione “quasi perfetta”, come il latte.
Altri invece pongono domande, generano piccoli conflitti, spingono a cercare soluzioni: la mela, i biscottini “dito”, il pollo, i broccoli (su quelli, ammettiamolo, non ci sono mai contese!), la zuppa…
Già solo questa parte potrebbe aprire infinite conversazioni in classe: quanti modi esistono per dividere? È sempre giusto farlo in parti uguali?
Poi arriva un passaggio sorprendente: anche un tavolo può essere diviso — in spicchi apparentemente identici — ma il valore del posto cambia a seconda della posizione del cibo.
E qui l’albo diventa davvero speciale: non parla più solo di matematica, ma di vita.
Perché il problema vero della condivisione non è solo “quanto spazio” o “quanta torta” si riesce a spartire, ma come si dividono gli affetti fondamentali.
È più facile dividere una porzione di spazio (e quanta matematica c’è anche lì, tra angoli e gradi!) o l’affetto dello zio, l’attenzione dei genitori, il tempo su un monopattino regalato da qualcuno speciale?
Come dividere una torta mescola vita e matematica con una naturalezza disarmante, mostrando non solo quanta matematica abiti la nostra quotidianità, ma anche che non tutto può essere diviso in modo perfetto.
Ogni figlio, ogni alunno, ogni bambino è unico.
E se è vero che la condivisione è un dono che ognuno dovrebbe sperimentare — per non crescere come isole autosufficienti — è altrettanto vero che ogni bambino ha bisogno di uno spazio tutto suo, dove sentirsi l’unico, grande amore di mamma e papà.
Vi confesso che questo libro mi ha toccata nel profondo.
Piacerà moltissimo a chi, come me, è cresciuto in una famiglia numerosa: dove a volte è difficile trovare il proprio spazio, ma dove è anche meraviglioso condividere — le stanze, i giochi, le feste di compleanno, i letti, le risate più grandi e persino i pianti più rumorosi.
Perché, in fondo, dividere una torta è un atto d’amore.
E ogni fetta, per quanto piccola, sa di casa.










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