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Emozioni

Il cuoco delle emozioni

“Sei grande non devi piangere più. E poi sei pure un maschio, dai che sei forte!”

Stavo andando nell’aula d’informatica quando questa frase ha catturato la mia attenzione, lo sguardo volto a cercarne l’origine: una maestra, sicuramente con le migliori intenzioni, stava cercando di consolare un suo alunno con scarso successo.

Ho continuato per la mia strada, empatizzando dentro di me con quella maestra e il suo goffo tentativo dal suono un po’ stonato, ma solo per qualche secondo – giusto il tempo di raggiungere l’aula e farmi travolgere dagli altri mille pensieri urgenti che quotidianamente affollano la mente di una maestra – e a quel fatto non ci ho pensato più. Fino a quando non mi sono ritrovata tra le mani “Il cuoco delle emozioni”, un libro scritto da un papà speciale, Daniele Bergesio.

Il protagonista della storia è un cuoco che, nel suo ristorante, invece che servire pietanze succulente, porta ai commensali le emozioni che raccoglie passeggiando per la città.
Chi prova la sua cucina vive delle esperienze davvero forti, perché il cuoco serve tutto quello che vede e vive, con l’aggiunta di un ingrediente speciale: le lacrime.
Leggendolo, pensavo a una delle domande che spesso mi ritrovo a fare, a grandi e piccini, in questi ultimi anni e al suo significato: “perché piangi?”. 

Se ci pensate bene, infatti, piangere non è per niente qualcosa di scontato o puerile o da femmine…

Il cuoco delle emozioni
Le nuvole sono pesantissime

Le nuvole sono pesantissime

Le lacrime sono utili ognuna ha il suo sapore, 
speciale, unico, importante. 
Si piange quando si è molto tristi, quando ci si fa male,
 ma se piangere anche di gioia, si piange dal ridere, 
si piange quando ci si commuove o quando si fanno i capricci……

olitamente si affronta il tema delle emozioni dai 4 ai 6 anni, dove libri su libri, cercano di illustrare a suon di mostriciattoli e colori, quelle strane sensazioni che a volte ci percorrono come una scossa improvvisa e ci fanno fare cose strane come ridere a crepapelle, urlare di gioia saltando e sventolando le braccia in aria, oppure stropicciare la faccia in un pianto sconsolato…

Dai 4 ai 6 anni, le emozioni sono dappertutto: nei libri, nei cartoni animati, nelle canzoni…  Poi…

Poi basta.

Si diventa grandi e si va a scuola, via le canzoncine e mostriciattoli colorati, si passa alle cose SERIE – e poi ci ritroviamo adulti, che ancora questa cosa delle emozioni non è che l’abbiamo capita molto bene, ma facciamo finta di si. Un po’ come i bambini che si coprono gli occhi e pensano che, puf!, la mamma sia improvvisamente sparita.

Ma io che sono sempre stata un po’ testarda e le cose le voglio proprio capire bene, credo invece che la cosa vada studiata a fondo. Le emozioni sono talmente variopinte che non basterebbe una vita per coglierne tutte le sfumature… Figuriamoci solo due anni. In due anni semmai impari le nozioni di base (giallo la gioia, rosso la rabbia, blu la tristezza, verde la paura… o era il nero?).

Io credo che aiutare i nostri puledrini a riconoscere ogni tipo di emozione che possano trovarsi a vivere sia utile non solo alla comprensione di loro stessi ma anche a coglierne la bellezza e la ricchezza che ciascuno di loro racchiude. 

Io – neanche a dirlo – piango ancora tanto e per tanti motivi – non tutti brutti per fortuna.

Se non siete più avvezzi a questo “fare” vi auguro di passare almeno una volta dal ristorante di questo speciale cuoco e riscoprire il gusto delle emozioni, in tutte le loro meravigliose sfaccettature.

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