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Cece e Cice

Cece e Cice è una bellissima serie edita da Camelozampa che recensisco solo ora, alla terza uscita. E me ne pento un po’, perché avrei voluto raccontarvela prima.

Parto dall’ultimo titolo, perché è quello che ci interessa proprio in questa stagione dell’anno: Cece e Cice sul prato. Prima di lui sono arrivati Cece e Cice tra le foglie, dedicato all’autunno, e Cece e Cice sulla neve, naturalmente invernale. Ora, con il prato, entriamo nella primavera: stagione di risvegli, piccoli stupori, esplorazioni a bassa quota.

I protagonisti sono due bambini piccoli, di circa due anni. Questo mi sembra un elemento importante, perché raramente i libri per piccolissimi riescono a restituire con tanta precisione quel modo di stare nel mondo: fatto di corpi vicini alla terra, di gesti minimi, di parole essenziali, di scoperte che agli adulti sembrano minuscole e che invece, per un bambino, sono immense.

Il cartonato, con bordi arrotondati e formato piccolo, davvero “a misura di manine di bambino”, si apre con un’immagine bellissima: Cece e Cice sono sdraiati su un prato. Sono due bambini di cui non si riesce, né forse si deve, definire il sesso. Una scelta che trovo molto felice, perché permette a chi legge e a chi guarda di immedesimarsi liberamente, senza essere accompagnato subito dentro categorie già pronte.

“Cece e Cice in primavera si stendono sul prato.”

E poi via: l’attenzione si sposta. Prima arriva un’ape, poi le ali delle farfalle. E io, leggendo, ho pensato subito a quante volte ho visto Gio e Cami fare proprio così: interrompere tutto per seguire qualcosa di piccolo, mobile, imprevisto. Perché i bambini guardano il mondo in questo modo, non per argomenti ma per apparizioni. Qualcosa passa, qualcosa si muove, qualcosa brilla, e il pensiero prende un’altra strada.

Dopo il riposino, come accade a ogni bambino, arriva la fame. E con la fame arriva anche una merenda insolita, giocosa, perfettamente dentro quella dimensione in cui il quotidiano e l’immaginario stanno ancora vicinissimi.

La struttura del cartonato è semplice e ripetitiva: a sinistra il testo essenziale di Alice Keller, a destra le illustrazioni di Veronica Truttero. È una scelta molto efficace per i piccolissimi, perché crea ritmo, attesa, riconoscibilità. Il bambino sa dove trovare le parole e dove guardare l’immagine. Questa stabilità della pagina rassicura, accompagna, permette di tornare più volte sullo stesso dettaglio.

Mi piace molto anche il grande spazio bianco che circonda figure e parole. Non è vuoto: è respiro. Da un lato favorisce una visione chiara, pulita, non fastidiosa per il bambino piccolo; dall’altro lascia a Cece e Cice la possibilità di abitare uno spazio e un tempo non troppo definiti. Non siamo in un prato realistico e chiuso, ma in un prato che ogni bambino può completare con la propria esperienza, con il proprio giardino, il proprio parco, il proprio ricordo.

Le espressioni un po’ furbetti, i rotoloni nell’erba, i gesti buffi e insieme precisissimi raccontano un’infanzia vera, osservata da vicino. Non c’è l’idea di un bambino generico: c’è la conoscenza dei bambini piccoli, del loro modo di muoversi, ridere, guardare, cambiare direzione, inventare gioco a partire da quasi niente.

Poi arriva il vento. E qui, per me, accade l’aspetto più bello del libro.

L’immedesimazione dei bambini con il vento è una delle immagini più riuscite: fantasia e realtà si sbordano l’una nell’altra, come spesso accade nella testa dei bambini. Il vento non è solo qualcosa che si sente sulla pelle o che muove l’erba. Diventa qualcosa che si può essere, imitare, attraversare. Ed è proprio in questo passaggio che il libro mostra la sua intelligenza più profonda: non spiega la primavera, non la nomina come tema, ma la fa vivere attraverso il corpo e l’immaginazione.

Sicuramente Alice Keller e Veronica Truttero conoscono i bambini. Sanno dove si posa la loro attenzione, sanno cosa può far nascere un sorriso, sanno quanto sia potente una piccola variazione dentro una scena semplice. E soprattutto sanno che, nei libri per i più piccoli, non serve aggiungere troppo. Serve togliere, scegliere, lasciare spazio.

Cece e Cice sul prato è un cartonato delicato e riuscitissimo, perfetto per la primavera, ma anche per ricordarci che i bambini piccoli incontrano il mondo così: sdraiandosi, rotolando, osservando un’ape, seguendo una farfalla, facendo merenda, diventando vento.

Un libro piccolo solo nel formato. Dentro, ci sta tutta la serietà meravigliosa del gioco.

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