Quando ho aperto Lontano, lontanissimo di Ilaria Perversi, il suo secondo albo come autrice e illustratrice, ho subito pensato: “Questo libro è un regalo perfetto… per me.”
Perché mio marito, a volte, mi dice che ha la sensazione che io voglia scappare, di fronte a certi aspetti dolorosi della vita (io lo nego, certo… ma poi ci rifletto. Sempre. E resto).
E perché, proprio come Martina, la protagonista, anch’io compio gli anni in estate. E quel pensiero, quel timore sottile – “E se poi si dimenticassero tutti?” – lo conosco bene.
Questo libro mi ha colpita subito. Non solo per la delicatezza delle illustrazioni, che ancora una volta confermano la straordinaria capacità di Ilaria Perversi di raccontare l’infanzia con tratti morbidi e colori teneri. Ma soprattutto per come riesce a mettere su carta ciò che sentiamo dentro.
Perché quello che vive Martina non è solo qualcosa da “bambini”. È profondamente umano.
Qualcuno diceva che l’uomo è fatto per amare ed essere amato.
E quando dubita di essere amato, soffre.
Ma Martina ha una forza luminosa, la stessa forza che vedo in tanti bambini: non si tiene il dolore dentro. Lo dice. Lo affida a qualcuno che sa l’ama, alla sua mamma. E questo basta a farle intraprendere un viaggio… non lontano lontanissimo, ma profondamente vicino.
Un viaggio fatto di piccoli segni d’amore: i nonni in videochiamata, il cielo immenso e bellissimo, un vicino di casa attento, una cassiera gentile. Tutto, in quella giornata speciale, sembra sussurrarle: “Ci siamo. Per te.”
E come si fa a scappare da tutto questo?Il libro si chiude con un dono, quello più atteso, il più significativo: il regalo di chi ci ama davvero.
Un albo che mi ha commossa profondamente.
Perché parla a tutti noi.
Alle tante Martine e ai tanti Martini che si sentono un po’ insicuri, un po’ dimenticabili. Ma che, in fondo, desiderano solo questo: essere amati.









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