Alla fine mangerò anche te di Duff e Marianna Coppo.
Ci sono copertine che raccontano già una storia prima ancora che il libro venga aperto. Alla fine mangerò anche te è una di queste.
Il titolo sembra una minaccia, quasi crudele, mentre i due protagonisti in copertina sono morbidi, tondeggianti, teneri. Si guardano negli occhi con affetto, creando un bellissimo ossimoro tra parole e immagini. Anche la scelta materica della copertina, con le fibre in rilievo, sembra un invito a sfiorarla e ad aprirla per scoprire cosa si nasconde dietro quella frase così spiazzante.
Il libro nasce dall’incontro tra Duff, pseudonimo di un copywriter irlandese, e Marianna Coppo, autrice e illustratrice pluripremiata che conosciamo per titoli straordinari come Petra, Il coso e Il libro che ti legge nella mente. Il risultato è un albo davvero originale, difficile da incasellare in una sola categoria.
Siamo infatti davanti a un curioso e riuscitissimo esempio di divulgazione in forma narrativa. Del resto, come continuano a sottolineare critici ed esperti, la letteratura divulgativa per l’infanzia sta vivendo un periodo particolarmente felice, e questo libro ne è una splendida dimostrazione.
La storia comincia quando un dinosauro, per sbaglio, pesta e uccide il migliore amico di Frank, un lombrico. Da qui prende avvio un dialogo sorprendente: da una parte la narrazione vera e propria, dall’altra una serie di approfondimenti scientifici racchiusi in riquadri che richiamano il linguaggio del fumetto.
Pagina dopo pagina scopriamo quanto il lombrico sia fondamentale per il nostro ecosistema. Quanti bambini ne sono davvero consapevoli? Attraverso una storia inventata, il libro riesce a raccontare con precisione scientifica il ruolo di questi piccoli animali nel mantenimento della vita sulla Terra.
Ma non è solo un libro divulgativo.
È anche una storia che parla della morte come parte naturale del ciclo della vita. Un tema affrontato con delicatezza, senza addolcirlo né trasformarlo in qualcosa di spaventoso. La morte esiste, riguarda tutti gli esseri viventi, e proprio per questo rende prezioso il tempo che trascorriamo insieme.
Quando ho portato questo albo in classe, molti bambini si sono affezionati profondamente ai due protagonisti. Nella loro apparente semplicità, Verme e Dinosauro riescono a raccontare qualcosa di molto umano: la scoperta della fragilità, la consapevolezza della fine e, allo stesso tempo, la meraviglia per un mondo in cui ogni essere vivente ha un ruolo.
Il dinosauro vegetariano decide di prendersi cura del suo piccolo amico, di proteggerlo dai becchi rapaci e dai pericoli che lo circondano. E Verme farà lo stesso con lui, preoccupato da un terribile presentimento che riguarda una meteorite.
Quella che nasce è una vera amicizia, costruita sulla reciprocità e sul rispetto, nonostante le enormi differenze tra i due.
E qui emerge un altro degli ossimori che rendono speciale questo albo: l’immensamente piccolo e l’immensamente grande che riescono a incontrarsi.
Sembra che la storia sia arrivata alla conclusione, ma proprio quando il lettore pensa di aver capito tutto, ecco la sorpresa finale. Un epilogo che non tradisce mai l’esattezza scientifica e che, anzi, dimostra come divulgazione e narrazione possano intrecciarsi in modo brillante.
Duff costruisce una storia intelligente e sorprendente; Marianna Coppo le dà forma con immagini capaci di essere insieme ironiche, espressive e profondamente evocative.
Alla fine del libro resta una certezza: Verme e Dinosauro sono stati davvero amici. E forse è proprio questa, più ancora delle informazioni scientifiche che impariamo lungo il percorso, la scoperta più bella che il libro ci regala.










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