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Emozioni Famiglia Imparare Io e te

La zuppa della mamma

Una cosa che non faccio quasi mai è leggere per la prima volta i libri insieme a mia figlia.
Sento una grande responsabilità: di solito leggo prima io, da sola, e solo dopo decido se affidarle quella storia.

Con La zuppa della mamma è andata diversamente.
Un po’ perché Il Barbagianni Editore è una di quelle pochissime case editrici (due, tre in tutto?) che non straproducono ogni mese: quando ti arriva un loro libro, sai che non sarà la copia sbiadita di qualcosa di più famoso, ma molto probabilmente un libro pensato, unico, necessario.

Un po’ per i nomi che ho trovato in copertina.
Tra cui una delle mie autrici preferite, Susanna Mattiangeli, che ho conosciuto con Come funziona la maestra e poi ho amato follemente nella sua traduzione di Beezus e Ramona.
Poi ho letto dell’autore, K. T. Hao, figura fondamentale dell’albo illustrato taiwanese, capace di unire la tradizione del racconto orale a una scrittura modernissima, piena di ritmo e di immagini che ti restano addosso.
E dell’illustratrice, Li-Ping Pan, artista cinese di fumetti e picture book, premiatissima, con uno stile pittorico pieno di dettagli e simboli, riconosciuta tra le nuove voci più interessanti dell’illustrazione.

Insomma, mi sono fidata.
Ho aperto il libro insieme alla mia bambina.
E non mi sono pentita.

Mi ha commosso moltissimo vedere la sua attenzione per ogni particolare: i fumi delle zuppe che sembrano danzare, le foglie di ginkgo dorate che entrano dalle finestre, i motivi sul tappeto di casa, gli sguardi complici tra madre, figlia e nonna.
E commuovermi io, allo stesso tempo, per quella poeticità orientale lenta ed evocativa, così diversa dal nostro immaginario quotidiano e proprio per questo capace di affascinarci e allargarci il respiro.

La storia è una sorta di ricettario di famiglia che accompagna la vita di una bambina – poi ragazza, poi madre – e della sua mamma.
Ogni zuppa ha un momento giusto:

• quella di fagioli rossi per scaldarsi d’inverno,
• quella di fagioli verdi per rinfrescarsi d’estate,
• la zuppa di pesce per affrontare gli esami,
• l’infuso di prugne caldo per i giorni scuri.

Nel cibo passa da sempre il bene che vogliamo a chi amiamo: non è solo nutrimento per il corpo, ma cura, consolazione, prolungamento di un amore infinito, come può essere quello di una madre verso il proprio figlio. E viceversa.
Perché non c’è niente di più bello, per un genitore, che sentirsi amato dal proprio bambino, in quei gesti semplici che sembrano “normali” e invece sono tutto: una zuppa preparata insieme, una ricetta copiata a mano, una pentola che bolle sul fuoco.

Nel libro c’è anche un quaderno pieno di ricette lasciato dalla nonna: la prima volta non vengono mai uguali, ma piano piano ci si avvicina. E quel “piano piano” è il cuore del libro: il tempo che passa, le persone che se ne vanno, l’amore che resta dentro alle cose che continuiamo a fare “come le faceva lei”.
Le zuppe diventano così zuppe di famiglia, un filo che unisce le generazioni anche quando qualcuno non c’è più.

Mi è piaciuto riconoscere la mano di Daniela Pareschi nelle ricette scritte a mano (cosa che ho poi visto confermata nella scheda libro stupenda di lachiccaufficistampa): un dettaglio che rende ancora più tangibile l’idea del quaderno di casa, vissuto e tramandato.

La zuppa della mamma è, sì, un albo per bambine e bambini dai 5 anni… ma è anche un libro che parla a chiunque abbia una cucina piena di storie: a chi ama cucinare, a chi ha una nonna o una mamma che “fa quella cosa lì che nessun altro sa fare”, a chi ha perso qualcuno e continua a trovarlo in un profumo che sale dalla pentola.

Forse il significato della vita non sta in grandi frasi da calendario, ma in un atto minuscolo e ripetuto:
mettere su una zuppa per chi amiamo,
lasciare che il vapore ci avvolga,
sapere che, finché ci sarà qualcuno che la prepara e qualcuno che la mangia, quel legame non finirà davvero mai.


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