Quest’estate, parlando con mia figlia di tre anni e mezzo, le ho chiesto cosa volesse fare da grande.
Alla mia domanda ha reagito con naturale perplessità e ha ripreso a giocare, ricordandomi quanto a volte sia inutile – e precoce – spingere i bambini a pensare al futuro.
«Cosa farai da grande?» mi chiedono ogni volta.
«Puoi fare questo e quello, di scelta ce n’è molta!
Il dirigente, il preside, o l’amministratore.
Il magistrato, il giudice, o il mega-direttore».
Ma io farò tutt’altro, lo dico chiaro e tondo!
Farò il miglior lavoro che esista al mondo.
È proprio di questo che parla Quando sarò un cavernicolo di Angelo Mozzillo: un albo in rima che restituisce voce al bambino interiore, libero da aspettative e omologazioni adulte.
Attraverso immagini vivide e fantasiose, il protagonista rivendica la possibilità di essere ciò che sente: correre, gridare, dondolarsi tra i rami,mettersi le dita nel naso, scrivere sui muri, giocare senza limiti.
Il risultato è un racconto spavaldo e divertente, che invita i piccoli lettori a rimanere se stessi e i grandi a rispettare i tempi naturali dell’infanzia.
Un libro che, chiudendolo, lascia una domanda sospesa ma preziosa: davvero serve sapere da piccoli cosa si diventerà da grandi?








No Comments